Bimbo di 5 mesi muore per una mamma disperata.

Lo sport per i bambini è importante.

lo sport per i bambini

In Italia un bambino su tre è obeso. Sulle finanze pubbliche e sistema sanitario l’obesità, in età infantile e adulta, costa tra i 6,5 e i 16 miliardi di euro. Basterebbero questi due semplici dati per sottolineare l’importanza della pratica sportiva, a cui bisogna aggiungere corretta alimentazione e cura del proprio corpo.

Il 60% dei giovani tra i 6 e 14 fa sport in modo continuativo (dati 2017). Nonostante la cifra non sia bassa bisogna sottolineare due aspetti. In primo luogo il 18,8% dei minori tra 6 e 19 anni non pratica nessuna forma di attività fisica, con i conseguenti problemi a livello fisico e comportamentali, come vedremo successivamente. La percentuale dei praticanti sport cala drasticamente dopo i 15 anni, quando solo un adolescente su due prende parte ad uno sport.

Bisogna sottolineare che la Carta europea del 1992 definisce lo sport come: “ (…) qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”. Vengono quindi considerate sport anche le attività non agonistiche, prive quindi di finalità competitive.

E’ fondamentale che ogni bambino scelga autonomamente quale pratica sportiva scegliere. Il nuoto è l’attività più diffusa tra gli Under 10 (43,1%), il quale risulta essere un buon prerequisito atletico, coordinativo e mentale, oltre che una salvaguardia ai fini della sicurezza del minore. Ogni sport ha i propri pro e contro, sotto diversi punti di vista (fisico, sociale, economico, …). Per esperienza personale tenderei a concentrarmi sugli sport di gruppo, avendo praticato calcio per 15 anni e ora ho la fortuna di essere allenatrice. In generale questa tipologia di attività fisica consente ai praticanti di sviluppare importanti capacità sociali e organizzative. La convivenza all’interno di uno spogliatoio può essere considerata come una “palestra di vita”, che ti insegna rispetto reciproco, spirito di gruppo e di collaborazione. E’ tra gli obiettivi formativi dell’istruttore quello di creare una squadra coesa dentro e fuori dal campo, in cui i vari componenti condividono esperienze, valori e finalità. Per questo motivo è decisivo che il bambino si senta parte del gruppo e a suo agio all’interno dello spogliatoio, in caso contrario bisogna valutare prontamente una soluzione alternativa. E’ un prerequisito fondamentale per rendere al meglio in campo, indipendentemente dallo sport praticato.

Un altro aspetto importante all’interno di uno spogliatoio è l’organizzazione. Questa si declina nella gestione degli spazi comuni, del proprio materiale e di quello della società. Una delle prime regole da imporre al gruppo è quello di sistemare correttamente ciò che utilizzano e di lasciare in ordine e pulito qualsiasi spazio in cui ci si trovi.

“Vivendo” dentro ad un team si condividono anche vittorie e sconfitte. Questo lo reputo un tema centrale da trattare. Nella società di oggi c’è una ricerca ossessiva del risultato, tutto è finalizzato a quello: mentalità, atteggiamento, allenamento e parole. Tutti i benefici sopracitati (fisici, sociali, organizzativi) si annullano nel momento in cui vincere diventa più importante di divertirsi e migliorare. Da istruttrice reputo fondamentale che i bambini siano felici in campo e crescano sportivamente e come persona ogni allenamento. Bisogna saper accettare qualsiasi risultato, in particolare le sconfitte devono essere un momento di riflessione e di crescita, non devono essere affrontate come una delusione insuperabile. Aver la fortuna di giocare in un team consente al bambino di condividere anche le emozioni negative, spesso è da quelle che viene fortificato il suo carattere. Non bisogna neanche minimizzare i risultati poco positivi, indipendentemente dall’età la squadra deve riflettere su cos’è stato fatto bene o male, senza ricercare costantemente alibi. E’ importante che il genitore partecipi attivamente e positivamente in questo processo, sostenendo il team ed istruttori.

Laura Brambilla, Laureata in Economia e Commercio. Allenatrice e collaboratrice in società calcistica professionista.

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