Bimbo di 5 mesi muore per una mamma disperata.

Saper riconoscere le emozioni e valorizzarle

riconoscere le emozioni

Per molto tempo la visione del rapporto tra capacità razionali di tipo logico – matematico e la sfera emotiva è stata caratterizzata dalla contrapposizione tra questi due aspetti dell’esperienza umana. Saper riconoscere le emozioni e valorizzarle, scopriamo insieme come.

Le emozioni venivano considerate come elementi che interferivano con le capacità razionali nella convinzione che l’irrompere di caratteri affettivi ed emozionali costituisse una limitazione all’esercizio delle abilità logiche e dell’apprendimento. Infatti Secondo questo approccio, le emozioni interferiscono con i nostri pensieri e provocano cortocircuiti emozionali responsabili di errori di valutazione e discernimento.

Tale concezione è stata superata grazie al contributo dello psicologo americano Richard Ellis, che con la Teoria Razionale Emotiva (RET) ha ribaltato la prospettiva sul rapporto tra pensiero ed emozione.

Ellis, infatti, sostiene che un deficitario sistema di pensiero impedisce agli individui di vivere in modo efficace e soddisfacente la sfera emotiva della vita e questa mancanza si ripercuote, in seconda battuta, sulla capacità di valutazione, di scelta e di organizzazione del pensiero stesso.

Tuttavia secondo tale teoria, quindi, non sono le emozioni ad interferire e “danneggiare” le capacità di pensiero, piuttosto è il sistema di credenze errate e disfunzionali rispetto alle esperienze a influenzare la risposta emotiva verso le esperienze stesse.

Da questo approccio nasce la visione della necessità di ristrutturare il sistema di pensieri negativi che applichiamo come schema di interpretazione delle esperienze e di arricchirlo con meccanismi di pensiero costruttivi e positivi per fare in modo che gli individui possano affrontare i compiti cognitivi gestendo la sfera emozionale, che non rappresenta un’interferenza o addirittura un ostacolo al ragionamento, bensì un prezioso alleato che integra gli elementi di valutazione rispetto alle situazioni.

Sulla scorta di questo ribaltamento di prospettiva del ruolo delle emozioni nell’ambito delle capacità cognitive, si è evoluto un approccio che mira ad integrare e valorizzare le capacità di riconoscimento delle emozioni nei bambini, sin dalla prima infanzia. Diventare più competenti ed efficaci nel riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, nel saperle definire e gestire, si traduce in una maggiore capacità di creare relazioni interpersonali, in un senso di maggiore autoefficacia e soddisfazione.

Riconoscere le emozioni

Un corretto ed equilibrato sviluppo dei bambini, infatti, è determinato dall’acquisizione delle competenze emotive. È stato ampiamente documentato come un armonico sviluppo emotivo nella prima infanzia sia un fattore che influisce positivamente per un buon sviluppo cognitivo, un buon rendimento scolastico e costituisce un fattore protettivo rispetto all’insorgere di comportamenti devianti, in generale, e del bullismo, in particolare.

Un bambino che sa esprimere e interpretare correttamente le proprie emozioni aumenta le competenze nel gestire la socializzazione con gli altri bambini (coetanei e non) e con gli adulti; è in grado di mettere in atto comportamenti assertivi, non aggressivi; ottiene risultati scolastici che maggiormente si avvicinano al suo potenziale intellettuale ed è meno esposto al fenomeno dell’abbandono scolastico nel secondo ciclo di studi e a comportamenti devianti come il bullismo o incapacità di stare con altri bambini in modo adeguato. Insomma, un bambino che riconosce le proprie emozioni e quelle di chi lo circonda, è un bambino che sa gestire la frustrazione e che sa mettere in atto adeguati comportamenti sociali e strategie di comprensione e apprendimento.

Il rapporto tra competenze emotive e capacità cognitive è direttamente proporzionale: si incrementano reciprocamente. Nell’ educazione dei bambini questi due elementi necessitano un coordinamento e una mutua valorizzazione da parte dell’ambiente familiare e delle agenzie educative, che sono i contesti principali della prima formazione. Risulta quindi molto importante perciò che genitori ed educatori valorizzino l’aspetto della competenza emotiva nei bambini, sostenendo il processo di acquisizione della capacità di riconoscere le proprie emozioni, la capacità di  esprimerle in modo adeguato, con chiarezza e apertura, per vivere esperienze gratificanti e che prevengano incomprensioni e reazioni di frustrazione. 

In famiglia

Nell’ esperienza familiare odierna, lo spazio per l’esercizio del ruolo genitoriale è frequentemente esiguo. Gli adulti infatti, sono spesso fuori casa, i momenti di condivisione tra genitori e figli sono pochi. Questa realtà dell’organizzazione sociale, tuttavia, non deve scoraggiare mamme e papà: forse non sarà possibile trascorrere lunghi pomeriggi con i propri figli, ma importante è dedicare del tempo in cui si è autenticamente con loro.

Perciò si può rinunciare a cellulare, tablet e televisore durante i pasti. In questo modo tutti i componenti della famiglia, grandi e piccoli, saranno allo stesso tavolo sia fisicamente sia con la loro attenzione, e dialogo e scambio se ne gioveranno e le occasioni per proporre una “lettura” di ciò che è accaduto durante la giornata saranno più facili da impostare. Inoltre, come adulti, non limitiamoci a chiedere: “Cosa avete fatto a scuola?” oppure: “Come è andata a scuola?”.

Come la stragrande maggioranza dei genitori è probabile che abbiamo ripetuto queste domande in modo automatico ormai da anni (dall’inserimento alla scuola dell’infanzia) e certamente non otterremo che laconici commenti come “Niente”, “Bene” da parte dei nostri figli. Il suggerimento è di parlare in prima battuta di noi: di qualcosa che ci ha colpiti, interessati, che ci ha fatto arrabbiare o spaventare, o ancora sorprendere e incuriosire. Per stimolare il dialogo sulle emozioni è fondamentale che gli adulti facciano per primi la loro parte. Alleniamoci in prima persona a cogliere le emozioni che gli avvenimenti della giornata ci hanno suscitato, a raccontarle ai nostri figli, e loro risponderanno a questi stimoli.

In conclusione

Possiamo fare di più: possiamo essere noi grandi a creare occasioni che suscitino emozioni, magari cambiando qualche “passaggio” della routine per la cena, organizzando un pic – nic in salotto, o proponendo di guardare le stelle dal terrazzo. Introdurre qualche nuovo elemento alle abitudini consolidate e sostituirlo con novità è il passo migliore per suscitare nei bambini curiosità e sorpresa, due emozioni che dalle indagini risultano meno sperimentate e riconosciute dai bambini.


Dr.ssa Mariarosa Liscio e Dr.ssa Mauri Francesca

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